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  mariopulimanti [ menestrello romano ]
         

Amo Roma. Sono nato a Testaccio e ho vissuto per molti anni alla Garbatella. Dal 1984, anno del mio matrimonio, vivo ad Ostia.


21 luglio 2017

L’economia spagnola migliore di quella italiana -La economía española mejor que la italiana

L’economia spagnola migliore di quella italiana La economía española mejor que la italiana L’economia spagnola migliore di quella italiana Negli ultimi anni la Spagna ha avuto una crescita tripla rispetto all’Italia: il Pil spagnolo è infatti nel 2016 e nel 2017 é aumentato del 4%. La Spagna ha fatto una politica di austerità, grazie alle riforme del lavoro che hanno dato mano libera agli imprenditore di fare quel che vogliono (facendo rimpiangere le leggi franchiste come un modello di garantismo). Invece in Italia, mentre infuria il periodo più nero della crisi, la politica di bilancio sottrae risorse all’economia, perché spende meno di quanto preleva. Comunque la finanza pubblica non è stata la sola differenza tra l’Italia e la Spagna. La ripresa spagnola è stata spinta soprattutto da due fattori: i consumi e le esportazioni. Una parte consistente di soldi pubblici sono andati in sussidi, e infatti il reddito disponibile è salito più in Spagna che in Italia. Inoltre gli spagnoli hanno risparmiato meno degli italiani (o, detto in altro modo, hanno mostrato una più elevata propensione al consumo). L’altro fattore sono state le esportazioni, che hanno avuto una crescita vivace, favorite dalla svalutazione interna: i rapporti commerciali della Spagna sono molto orientati verso l’America Latina, e quindi il paese non ha subito come in Italia le sanzioni alla Russia e la situazione problematica dei paesi del Nord Africa. Inoltre gli spagnoli hanno speso soprattutto all’interno, nell’alimentare, alberghi e pubblici esercizi, quindi le importazioni sono aumentate meno di quelle italiane. Un altro fattore di vantaggio della Spagna è stata una più ampia disponibilità di credito, derivante anche dal fatto che la crisi delle banche spagnole è esplosa subito, a causa della loro forte esposizione con la bolla immobiliare. Questo ha costretto Madrid a chiedere gli aiuti europei per oltre 40 miliardi di euro e ha sostanzialmente risolto il problema. I problemi bancari italiani sono figli più di una politica sbagliata (europea, ma anche italiana) che di altro. Insomma, la Spagna ha fatto una politica di successo dal punto di vista della crescita del Pil, unendo svalutazione interna e spesa pubblica (per mercati di esportazione, per la crisi bancaria esplosa al tempo giusto ed anche perché gli spagnoli hanno deciso di risparmiare meno e spendere di più). Il successo sul Pil è stato però pagato duramente dai lavoratori e soprattutto da chi il lavoro l’ha perso. Come al solito, i grandi capitalisti e banchieri fanno grandi guai, e i poveracci sono chiamati a rimediare. E poi non va sottovalutato il fatto che in Spagna sta lavorando molto bene una nuovo forza politica (che servirebbe anche in Italia, eccome). Sto parlando di Podemos che è stato fondato il 16 gennaio 2014 da Pablo Iglesias, che ne è tuttora il portavoce e membro più in vista. Iglesias, 35 anni, è uno scrittore, giornalista e accademico, ma è famoso in particolare per essere il presentatore di alcuni programmi di giornalismo televisivo e per essere stato spesso ospite di numerosi talk show politici spagnoli: è anche un ex membro del Partito Comunista Spagnolo. Iglesias è stato eletto al Parlamento europeo nelle ultime elezioni, le prime a cui ha partecipato il suo partito. Podemos ha ottenuto l’8 per cento dei voti, conquistando cinque seggi e diventando il terzo partito spagnolo appena quattro mesi dopo la sua fondazione. Il programma politico di Podemos è giustamente centrato sull’ambientalismo, sulla lotta alle grandi imprese, alle banche e alla finanza. Prevede incentivi alla piccola impresa, alla produzione locale di cibo, al trasporto pubblico e la nazionalizzazione di gran parte dei servizi pubblici. Podemos non si oppone soltanto all’attuale classe politica spagnola, che chiama “casta”, ma come Syriza di Alexis Tsipras in Grecia ha preso anche posizioni molto forti contro l’Unione Europea e la Germania, vista come la causa principale dell’attuale situazione economica del paese, facendo appello a tutte le forze che lottano contro il sistema, non soltanto a quelle che fanno riferimento all’area di sinistra. ¡Viva Podemos! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma) La economía española mejor que la italiana En los últimos años, España ha tenido un triple crecimiento en comparación con Italia: el PIB español es, de hecho, en 2016 y 2017 se ha incrementado en un 4%. España ha hecho una política de austeridad, gracias a las reformas laborales que han dado vía libre para el dueño del negocio para hacer lo que quieren (lo que nos arrepentimos de las leyes franquistas como un modelo garante). Pero en Italia, mientras que hace estragos el período más oscuro de la crisis, la política fiscal resta recursos a la economía, ya que gasta menos de lo que recauda. Sin embargo, la financiación pública no fue la única diferencia entre Italia y España. la recuperación de España ha sido impulsado principalmente por dos factores: el consumo y las exportaciones. Una gran proporción de dinero público fue en subsidios, y de hecho el ingreso disponible aumentó como España e Italia. Por otra parte, los españoles han ahorrado menos de la italiana (o, dicho de otra manera, mostró una mayor propensión a consumir). El otro factor fue exportaciones, que han tenido un fuerte crecimiento, impulsado por devaluación interna: las relaciones comerciales de España están muy orientados hacia América Latina, y entonces el país no ha sufrido como en Italia las sanciones a Rusia y la situación problemática de los países del norte de África. Por otra parte, los españoles han sido realizadas fundamentalmente en el interior, en la alimentación, hoteles y tiendas, y las importaciones aumentaron menos que los italianos. Otra ventaja del factor de España era más amplia disponibilidad de crédito, también se debe al hecho de que la crisis de la banca española se ha disparado de inmediato, debido a su alta exposición a la burbuja inmobiliaria. Esto ha obligado a Madrid a buscar la ayuda europea a más de 40 mil millones de euros y ha resuelto básicamente el problema. Los problemas bancarios italianos son más hijos de una política equivocada (europeo, sino también italiano) y de otra manera. En resumen, España ha hecho una política exitosa en términos de vista del crecimiento del PIB, la combinación de devaluación interna y el gasto público (para los mercados de exportación, la crisis bancaria explotó en el momento adecuado y también porque los españoles han decidido ahorrar menos y gastar más). El éxito del PIB fue, sin embargo, pagó caro por los trabajadores, y en especial por aquellos que trabajan a los perdidos. Como de costumbre, los grandes capitalistas y banqueros son un gran problema, ya los pobres se les llama para solucionarlo. Y no hay que subestimar el hecho de que España está funcionando muy bien una nueva fuerza política (que actuaría también en Italia, está bien). Estoy hablando de Podemos que fue fundada 16 de de enero de, 2014 Pablo Iglesias, que sigue siendo portavoz y miembro de la vista. Iglesias, de 35 años, es un escritor, periodista y académico, pero es particularmente famoso por ser el anfitrión de varios programas de televisión y periodismo han sido un invitado frecuente de numerosos charla políticos españoles muestran también es un ex miembro del Partido Comunista Español . Iglesias fue elegido para el Parlamento Europeo en las últimas elecciones, la primera en la que participó su partido. Podemos consiguieron un 8 por ciento de los votos, ganando cinco asientos y convirtiéndose en el tercer partido español sólo cuatro meses después de su fundación. La agenda política de Podemos se centra con razón sull'ambientalismo sobre la lucha contra las grandes empresas, bancos y finanzas. Proporciona incentivos a las pequeñas empresas, la producción local de alimentos, el transporte público y la nacionalización de gran parte de los servicios públicos. Podemos no se opone sólo a la clase política española actual, que él llama "la casta", sino como Syriza Alexis Tsipras en Grecia también ha tomado posiciones fuertes en contra de la Unión Europea y Alemania, visto como la causa principal de la situación actual económico del país, apelando a todas las fuerzas que luchan contra el sistema, no sólo a las que se refieren a la izquierda. ¡Viva Podemos! Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)




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18 luglio 2017

Incendi dolosi ed incuria ambientale

L'Italia continua a bruciare anche se le cause naturali che possono scatenare un incendio boschivo sono estremamente rare. La presenza di una gran quantità di combustibile, la vegetazione, e di comburente, l’aria, non basta da sola a provocare il fuoco. Quello che manca, in un bosco, è il calore necessario per una reazione chimica a catena. I roghi, quando non dipendono da irresponsabilità o distrazione, sono quasi tutti dolosi, ossia appiccati con l’intenzione di radere al suolo la vegetazione. In parte si spiegano con la tradizione agropastorale che considera il fuoco un mezzo per procurarsi nuovo pascolo o, nel caso dei contadini, per rigenerare la fertilità del terreno. Nel resto dei casi, l’incendio doloso si lega quasi sempre a interessi speculativi legati all’edilizia, ma non solo: in alcune regioni il numero di incendi crea o conferma assunzioni di operai forestali precari. Non raramente è capitato che ad accendere un rogo siano stati proprio coloro che erano pagati per spegnerlo. A Roma sicuramente gli incendi sono causati da appalti bloccati, manutenzione del verde che non riparte. Un giro d'affari da centinaia di migliaia di euro, rimasto incagliato nell'inchiesta su Mafia Capitale e che ora potrebbe fare gola alla malavita. Comunque, al di là degli incendi, è davvero sconcertante l'incuria e l'assoluto disinteresse per la qualità dell'ambiente che si riscontra in alcune zone del nostro Paese. Sembra quasi che essere nati in territori straordinari non sia un privilegio da difendere con le unghie e denti, ma al massimo una risorsa da sfruttare, senza curarsi delle conseguenze Purtroppo però questa incultura e questa assenza di rispetto non sono un'esclusiva di certa Italia. Anche percorrendo strade delle nostre regioni capita non raramente di trovarsi di fronte a veri e propri scempi ambientali. L'amore per la propria terra dovrebbe essere un elemento naturale e imprescindibile della cultura di ciascuno di noi. Purtroppo, girando l'Italia, vien da constatare che molto spesso non sia così. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)




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11 luglio 2017

Corsa dei tori a Pamplona: tradizione da vietare?

Corsa dei tori a Pamplona: tradizione da vietare? La città di Pamplona in Spagna è nota in tutto il mondo per la festa di San Fermín. Migliaia di persone si danno appuntamento ogni anno in questa località per vivere il rischio e l’emozione dei suoi famosi encierros, ritratti per l’eternità da Ernest Hemingway nel suo romanzo Fiesta. L’encierro è infatti la famosa corsa dei tori che ogni anno puntualmente si corre a Pamplona, in occasione della Fiesta di San Firmin, patrono di Navarra, tra il 6 e il 14 luglio. Evento che attira in questa graziosa cittadina spagnola dei Pirenei migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo. In primis americani, australiani, sudafricani e neozelandesi che hanno come passatempo anche quello di gettarsi dalla cima della statua di santa Cecilia (alta 5 metri) nelle braccia della folla sottostante. I festeggiamenti iniziano col discorso ufficiale del sindaco della città e col lancio del chupinazo (razzo) dal balcone del municipio in Plaza Consistorial, a mezzogiorno del 6 luglio, e finiscono a mezzanotte del 14 luglio quando i partecipanti, vestiti di rosso e bianco, salutano la fiesta in Plaza del Ayuntamiento con una candela accesa in mano e cantando “pobre de mi” (letteralmente “povero me”). Per nove giorni le strade di Pamplona, resa famosa dallo scrittore Ernest Hemingway, che proprio all’encierro dedicò il suo primo romanzo di successo, Fiesta (Il sole sorge ancora), sono invase di giorno da centinaia di persone che corrono con i tori e di notte dalla gente che festeggia fino a tarda sera. Ma è proprio all’avvicinarsi dell’alba che l’atmosfera si surriscalda soprattutto per coloro che decidono di prendere parte attivamente alla corsa con l’obiettivo di entrare trionfalmente nell’arena, la Plaza de Toros, con un toro sbuffante alle calcagna. I meno coraggiosi (ogni anno ci sono feriti e qualche volta anche morti e si tratta sempre di turisti) si godono lo spettacolo di fronte al bar Zaldiki, in cima alla via che parte dal Coralles del Gas, dove vengono tenuti i tori, su Santo Domingo, o in uno degli anelli dell’arena, punto d’arrivo dell’encierro, dove, una volta entrati i tori, che sono spinti nei recinti dove verranno tenuti fino alla corrida della sera, uno sparo annuncia la fine dell’encierro a coloro che sono ancora nel percorso. Per accontentare la folla la vengono poi liberati i novillas ( i tori più giovani, con le corna rivestite da un’imbottitura) e per una mezz’oretta la folla dei corridori gioca al matador. Questa corsa breve ma intensa che in soli tre minuti copre gli 825 metri del tracciato si ripete tutti i giorni, dal 7 al 14 luglio. I razzi indicano ai corridori i vari momenti dell’encierro: il primo sparo annuncia l’apertura delle porte del cortile, il secondo avvisa dell’uscita di tutti i tori, il terzo (già nell’arena) segnala l’ingresso degli animali e il quarto avverte che i tori si trovano già nel loro recinto e che l’encierro si è concluso. Uno dei momenti più emotivi si tiene pochi minuti prima dell’inizio dell’encierro, quando i corridori si raccomandano a San Fermín cantando tre volte una litania davanti a una piccola immagine religiosa situata nella Cuesta de Santo Domingo. Irrinunciabile per molti anche lo spettacolo della corrida. Ogni sera se ne tiene una con sei dei tori che hanno partecipato alla corsa della giornata. Tra una corsa e l’altra immancabile una pausa in uno dei tanti bar di Pamplona dove stappare bottiglie di champagne, birra e sangria sempre che non si venga coinvolti in uno dei tanti “trenini” di persone che si formano e vanno in giro per le viuzze della città al grido di “agua, agua, agua” quando si passa sotto ai balconi delle case. Tori a parte nei nove giorni dell’encierro si tengono concerti, fuochi d’artificio, feste e balli sfrenati in puro stile movida spagnola, anche se l’attrazione principale rimangono comunque i tori che corrono per le vie della città e il fanatismo della gente. Durante le feste, difatti, tutte le mattine il centro della città è attraversato da sfilate di giganti e testoni, per la gioia dei bambini. Il programma di eventi comprende anche sagre, concerti, spettacoli di danza e ovviamente corride di tori, solitamente molto vivaci per la presenza nelle tribune di nutriti gruppi di amici. San Fermín si conclude il 14 luglio a mezzanotte, quando tutti si riuniscono nella piazza del Municipio e alla luce delle candele cantano il “Pobre de mí” (Povero me), congedandosi dalla festa fino all’anno successivo. “Non lasciarmi solo”, “Corrida è crudeltà”, “Nè tori in piazza nè vacche nel piatto”. Gli animalisti quest’anno hanno marciato pacificamente nel centro di Pamplona cantando, ballando e innalzando cartelli e striscioni che inneggiano ai tori e condannano le corride. Se i sondaggi indicano che l’amore per la tauromachia, tradizione secolare considerata parte del dna culturale del paese, è in calo in Spagna (il 58% è pronto a rinunciarvi), “los toros” rimangono molto popolari nell’estate spagnola. Quasi in ogni paesino encierros, le corse con i tori, e corride attirano centinaia di migliaia di spettatori, molti dei quali stranieri. Con un impatto economico non trascurabile, soprattutto in tempo di crisi: per l’Università di Extremadura il settore pesa 2 miliardi di euro, circa l’1% del Pil, e 200mila posti di lavoro. Il governo del premier conservatore Mariano Rajoy nel 2012 ha blindato la “fiesta” dichiarandola bene culturale nazionale, quindi protetto da possibili spinte abolizioniste. Ma dalla vittoria nel 2015 delle giunte di Podemos, in diverse grandi città del paese come Madrid, Barcellona o Valencia il fronte antitaurino è ogni giorno più potente. La Catalogna e le Canarie sono ormai corrida-free, il comune di Madrid ha tagliato le sovvenzioni al settore, l’anno scorso il fronte del no è riuscito a ottenere la fine della millenaria messa a morte con una lancia del Toro de La Vega a Torredesillas. Nelle arene e nelle corse di tori le tensioni fra taurini e anti hanno raggiunto livelli allarmanti, in una spirale di insulti, ma anche scontri e aggressioni, e attacchi personali alle famiglie di toreri morti incornati nell’arena. La Campagna animalista 2017 si preannuncia incandescente. L’obiettivo è ora di arrivare all’abolizione in Spagna, cavalcando il calo di simpatia per la fiesta – i giovani al 60% sarebbero contro – e la debolezza del governo pro-corrida di Rajoy ora minoritario. Da anni, in maniera simile alle critiche al Palio di Siena, gli animalisti chiedono la fine di questa tradizione che definiscono “barbarica”. E rispetto alla gara senese, la violenza cui gli animali sono sottoposti non è né incidentale, né non voluta. Tra le proteste più spettacolari si ricordano quelle proposte negli ultimi anni dalla PETA: la contro-organizzazione di corse di attivisti nudi. Si ripete, insomma, il conflitto fra gli elementi più folcloristici delle tradizioni europee e l’etica ambientalista/animalista che ne rintraccia l’obsolescenza e la drammaticità. Ci si chiede se sia giusto sottoporre shock psicologici e violenza fisica agli animali solo per soddisfare dei futili desideri umani. Certamente gli animali non devono essere mai maltrattati. Ritengo che non sia però giusto tagliare i ponti con delle tradizioni secolari, di cui è nutrita la nostra storia popolare, oltre che i ricordi di ogni partecipante. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)




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