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Amo Roma.
Sono nato a Testaccio e ho vissuto per molti anni alla Garbatella.
Dal 1984, anno del mio matrimonio, vivo ad Ostia.
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14 gennaio 2012
Mi manchi, papà!
"MI MANCHI, PAPA'" 20 aprile 1992 . Pasquetta amara. Quel giorno è morto mio padre, Antonio Valeriano. Ne è passato di tempo, ormai, ma il ricordo è ancora vivo. Bruciante. Proprio come allora. Se ne è andato all'ora di pranzo. Poco prima di addormentarsi, mi chiama. Ricordi… Tornano sempre, anche quando non dovrebbero… Brandelli di passato. Stilettate di dolore, di angoscia. Sono le undici di una pasquetta amara. Maledetta. "Mariuccio, ho appena fatto un sogno. Mi sono spaventato un pò", mi dice. "Vuoi una camomilla?" rispondo. "No. Stai qui. Ti ricordi quando eri piccolo, e ti raccontavo tutte le sere una storia per farti dormire?" "Sì" replico. "Ne vuoi sentire ora una?" "Ma, papà, sono grande per sentire ancora le favole" "Allora ti racconterò una storia vera" mi dice. "Ma le storie vere non finiscono senpre come vorresti tu" "Non importa, Mariuccio" L'abbraccio forte. Non fa in tempo a racontarmi nessuna storie, si addormenta subito. Per l'ultima volta. Per sempre.
 Sul suo comodino, un libro di Neruda. Stava leggendo questa poesia prima che mi chiamasse. "...Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura che tu risvegli la furia del pallido e del freddo. Non voglio che vacillino il tuo riso nè i tuoi passi, non voglio che muoia la mia eredità di gioia, non bussare al mio petto, sono assente. Vivi nella mia assenza come in una casa. E' una casa sì grande l'assenza che entrerai in essa attraverso i muri e appenderai i quadri nell'aria. E' una casa sì trasparente l'assenza che senza vita io ti vedrò vivere e se soffrirete, amori miei, morirò nuovamente...." Ancora oggi, ogni tanto, mi torna in mente quella faccenda..... E questa cosa mi accompagna e stranamente non mi fa paura.
Anzi, ogni volta che il sole scende e le ombre si allungano, ripenso a
quando mi accorgevo solo di me stesso e non sapevo più guardare negli
occhi le persone che amo. Mi manchi, papà!
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
sentimenti
Pulimanti
ricordi
| inviato da mariopulimanti il 14/1/2012 alle 19:19 | |
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8 gennaio 2012
Facebook, strumento per sfigati

GLI IDENTIKIT DEI «FACEBOOKMANIACI» Ecco, secondo gli esperti, l'identikit dei popolo di Internet contagiato dalla Facebookmania.
1) I nostalgici: Si emozionano alla vista delle foto dei compagni di
classe delle medie o del liceo. Cercano gli amici del passato per vedere
come sono invecchiati, e commentano i bei tempi andati. Una nostalgia
per i vecchi tempi che, di fatto, è un rimpianto per i rapporti veri e perduti, per un'infanzia e un'adolescenza ormai lontana e mitizzata.
2) I latin lover virtuali : Dichiaratamente a caccia di nuovi
potenziali partner, ma anche di ex piacenti e disponibili. Spesso celano
una relazione (se l'hanno) e rimpinzano il proprio profilo e gli album
con foto sexy o interessanti, a volte ritoccate. In genere accumulano
decine e decine di amici dell'altro sesso, con i quali fanno i
misteriosi. Ma alla fine si tratta di persone sole o profondamente
infelici con il partner, che ricorrono a cumuli di banalità
narcisistiche per rendersi interessanti. 3) I cuori infranti:
Prostrati dall'ultima relazione, in corso o finita, sono a caccia degli
antichi amori, mitizzano i ricordi. Hanno l'impressione di essersi persi
per strada qualcosa di vero. In questo caso l'insoddisfazione e la
solitudine vanno a braccetto e si cerca di darsi un'altra chance,
grazie alla rete. 4)Gli insoddisfatti: Infelici anche se hanno
una famiglia e dei figli, spesso sono donne. Non trovano spazio per il
sogno, il romanticismo e quel pizzico di avventura, che finiscono per
cercare su Facebook. 5) Quelli della pubblicità: Sono più o
meno famosi, politici, campioni dello sport, attori. Ricorrono a
Facebook in modo strumentale, per farsi mega-spot gratuiti. 6)
Quelli con l'ater ego: Dai 400 burloni che si sono presentati nei panni
del calciatore Francesco Totti, ai tanti Giulio Cesare o Maria
Antonietta, a quelli che pubblicano foto diverse o ritoccano la
descrizione vantando titoli ed esperienze di fantasia. Soli e in cerca
di contatti, si mettono una maschera per ottenere attenzioni e
credibilità nel mondo virtuale.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
| inviato da mariopulimanti il 8/1/2012 alle 17:16 | |
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8 dicembre 2011
Buon Natale, papà!

Il 20 aprile 1992 è morto mio padre, Antonio Valeriano. Ne è passato di tempo, ormai, ma il ricordo è ancora vivo. Bruciante. Proprio come allora. Da quando papà non c’è più, mi sento ancor più legato a lui. Perché mi manca. Probabilmente è il segno di una volontà che ci vuole legati per sempre. Mi manca il suo umorismo, la sua acuta osservazione degli altri. Mi manca la sua educazione, la sua cultura che non esibiva mai. Mi mancano i giorni di Natale passati insieme a lui. Mi mancano le sue parole, i suoi messaggi, le sue battute con i tempi comici perfetti. Mi manca la sua faccia tonda, aperta e fiduciosa. Con un accenno di opulenza che lui per altro portava con molta leggerezza. Mi manca la sua stuzzicante ingenuità sempre pronta a rilevarsi in un sorriso. Queste sono le cose che ho perduto. Sì, sono un sentimentale, ma anche a essere troppo schematici è pericoloso. Vedere tutto in bianco e nero. Ricordi… Tornano sempre, anche quando non dovrebbero… Brandelli di passato. Stilettate di dolore, di angoscia. “La vita è solo un sogno.” Quella frase, le ultime parole di un uomo che credevo invincibile. Immortale. Questo é il diciannovesimo Natale che papà non c’è più. E oggi vorrei tanto telefonargli per dirgli, sottovoce, che gli voglio sempre bene. Che lo ricordo com’era veramente: un papà speciale. Unpapà intelligente. Soprattutto un papà buono. Buon Natale, papà! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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31 ottobre 2011
Un uomo di sabbia in riva al mare di Ostia

Oooooh!
C’è molto vento oggi a Ostia.
Sopra di me, il cielo.
Un cielo terso, limpido, senza una nuvola.
Un cielo altissimo, senza punti di riferimento.
Un cielo impossibile da poter misurare.
Qualcuno mi minaccia? Non siamo arrivati a quel punto. Qualcuno mi tormenta. Ma c’è dell’altro. Qualcosa mi turba. Soprattutto in ufficio. Sono disorientato da come va il mondo e cerco delle risposte. Forse sto guardando nei posti più sbagliati, ma intanto guardo. Cosa c’è di male nel desiderare la pace nel mondo? Niente. Vedo un futuro per niente roseo davanti a me. Scuoto la testa. Non lo so. Potrebbe essere tutto diverso. Oh, sì. Suppongo. Per tutti gli dei, l’unica soluzione è alzarsi e provare a fare qualcosa per distrarmi.

Cazzo, ho bisogno di un caffè. Subito.
Mi trovo all’angolo tra via delle Triremi e via delle Zattere.
Sudato, spettinato e incazzato come un maiale a gennaio, avanzo inesorabile verso il bar di Gioacchino.
Mi piace l’odore che c’è al bar Magnanti. E’ un caffè molto ampio e pur non possedendo nessuna parete divisoria o saletta, è comunque possibile grazie alla contemporanea presenza di tavolini con sedie e di angoli con piccoli divanetti e poltroncine, intrattenersi nella conversazione godendo del giusto grado di riservatezza. E’ un bar contrassegnato da un clima di grande familiarità.

L’acqua scrosciante nel lavandino del bancone e lo sbuffare del vapore della macchina per il caffè, sembrano essere la musica d’accompagnamento alle voci di Carmelo e Michele.
Sorseggio piano dalla tazza.
Man mano che il vetro indugia verso la bocca, sento aumentare l’odore del caffè: una vera delizia! Mi scende in bocca e poi giù, giù, scorrendo, nell’esofago e ancora oltre. Tre sorsi. Tre lunghi sorsi e il rito é compiuto. Poso il bicchiere sul bancone, accanto al piattino, saluto Carmelo e mi volto verso la cassa per pagare il conto a Giovanna.
Esco dal bar.
Mi avvicino al mercato di Piazza Quarto dei Mille: glorioso mercato di abbigliamento e merce varia del Mercoledì e Sabato di Ostia.

Arrivato lì vicino, a via Dante Vaglieri vedo uomini e donne dall’aspetto sconsolato seduti per terra tra merci disposte su vassoi o pezzi di stoffa: orologi, cianfrusaglie e gioiellini da poco prezzo in pelle e argento.
Subito dopo, lungo via Stefano Cansacchi, si trova un tetto irregolare, rattoppato, di plastica e lamiera ondulata, che copre rastrelliere di tessuti dai colori brillanti e tavoli ricolmi di libri di seconda mano.
Verso via degli Aldobrandini c’è il mercatino dei prodotti rom. E’ una sorta di lingua rudimentale che sporge dall’apertura ad arco di un ampio fabbricato bruciato, brulicante come un alveare di zingari e loro clienti.

Certo, sarebbe opportuno evitare la formazione abusiva di luoghi di commercio con vendita di oggetti di dubbia provenienza.
All’interno, la strada si divide, diramandosi confusamente tra rotoli di tappeti, barattoli di spezie rosse e gialle, mucchi di frutta, altri indumenti e rotoli di brillante tessuto sintetico. Forse il mercato rom è realmente una specie di griglia di passaggi, ma appare come un formicaio caotico.
Giro per via San Pier Damiani. Un profumo caldo, gradevolmente confuso, è nell’aria, di sale e zucchero bruciato; di nocciole tostate, zenzero, cipolle e carne che frigge. Riesco a malapena a muovermi, tanta è la gente.
Non sono propriamente alla ricerca di un chiosco preciso; ma le prime bancarelle verso cui la folla mi ha trascinato non sono ovviamente adatte ai miei gusti: più che altro vi si vendono ciondoli d’argento su cinghie di pelle.
Poi mi trovo di fronte a uno stand più ampio, brillante di luce che si riflette su gioielli e quadri dorati. Ci sono gocce di ambra che pendono da catene d’argento e dai ganci degli orecchini, spille a forme di ragno e -vedo non appena riesco a liberarmi dalla folla che mi circonda- statuette d’imitazione romana e una serie di ampi vasi rosso carne, a forma di grossi globi, di marmo o di un materiale molto simile. C’è una donna seduta al centro del chiosco, su una sedia di legno, con le gambe distese. E’ pesante e tarchiata, e sarebbe sembrata fuori luogo in mezzo a tante cose scintillanti se non avesse quella espressione decisa di possesso. Si alza, al mio ingresso, con sguardo inquisitorio. Una donna più giovane, intenta distrattamente a spolverare una figura di cane, la imita. Le saluto e vado via.
Mi è venuta fame: entro in un locale.
Mi viene incontro la grande cuoca, il vanto del ristorante.

Bassa, grassa, ma compatta, di un grasso sano, da giovane doveva essere una bella bambolina in carne, di quelle che oggi non vanno più di moda ma sotto le lenzuola fanno scintille lo stesso.
Ora, nonostante le braccia grosse come polpettoni, rimane qualcosa dell’antica grazia: da come tiene la testa, mento alto e sguardo dardeggiante, che stona un po’ col grembiulone e le mani infarinate.
Rigatoni alla carbonara. Ottimi, però aggiungo altro pecorino grattugiato. Baccalà alla trasteverina. Con uvetta e pinoli. Sublime. Fiori di zucca fritti. Ottimi. Bianco di Frascati: che delizia!
Sto meglio.
Supero il Pontile.

Supera la cupola di Regina Pacis.
Passo davanti al teatro Nino Manfredi di via dei Pallottini, gestito da miei grandi amici.
Entro, li saluto e vado via.
Camminando, camminando, camminando, arrivo al Porto.
Nel frattempo, rifletto: l’istinto della nutrizione e quello sessuale ci sono necessari, giacché senza dureremmo ben poco: eppure vengono tenuti come materia vile, e a parlarne in pubblico c’è il rischio di passare per depravati.
Intanto, si è fatta sera.

Torno a casa.
Accendo la TV. Stanno trasmettendo una vecchia partita. E che partita: Italia-Germania. Stadio Azteca di Città del Messico. La partita del secolo. 4-3. Era il 17 giugno di 37 anni fa. 17 giugno 1970.E’ quasi mezzanotte, quando sento la porta d’ingresso aprirsi e richiudersi. Alex e Gabry. “Dove siete stati” gli chiedo quando Gabriele entra in soggiorno con i suoi jeans chiari e una maglietta rossa. Ha gli occhi un po’ stanchi, ma a parte questo sembra che stia bene. “Che bella accoglienza” replica. “Vuoi rispondermi?” “Se proprio lo vuoi sapere, sono stato all’Entropia.” “Dove si trova?” “A via Poggio di Venaco”. “E che succede lì?” “Non succede un bel niente. C’è birra buona. La gente canta canzoni e si diverte.” “Puzzi di fumo.” “E’ un pub, papà. La gente fuma. Senti se hai intenzione di assillarmi in questo modo, me ne vado a letto. Devo andare all’Università domani, non te lo ricordi?” E con questa ultima frase Gabriele va a passi pesanti nella sua stanza. Faccio per andargli dietro, ma incontro Alex e gli chiedo se è stato anche lui con Gabry. Mi trattiene per il braccio. “No, papà. Io sono andato all’Idrovolante, il circolo di via Casana”. Sento Gabry fare rumore in cucina, tirare l’acqua del bagno e chiudere la porta della sua camera da letto. Lo raggiunge Alex. Ormai è impossibile tornare a guardare la partita. Ma anche andare a dormire, malgrado la stanchezza. Se avessi un cane lo porterei a spasso. Mi verso un dito di cognac e, mentre Simonetta fa finta di leggere “Gente”, io torno a guardare di nuovo la partita proprio mentre Muller mette dentro di testa il suo secondo gol, il terzo della Germania. Palla che supera Albertosi, insaccandosi tra il palo e Rivera che non riesce a intervenire, forse giudicando fuori il tiro. Tre a tre, con pochi minuti da giocare. Ma non è finita. Rivera, proprio lui non ci sta e trova il definitivo 4-3 che manda i tifosi increduli e felici come non mai, a esultare per le strade d’Italia. Vedo la tivvù finché nella stanza accanto tutto tace e si può andare tranquillamente a letto.
Prima di andare a dormire, entro in cucina.
Apro il frigo. Prendo un prosecco.
DOC, ovviamente!
Rassenerato, lo degusto.
Ma sì.
In fondo è bello risolvere i problemi così, no?
Va bene, caro amico che hai avuto il coraggio di leggermi fino a qui. E’ finita, puoi andare a casa. Va a casa a trovare la tua famiglia.
Togliti quell’espressione, non sentirti così. Non è colpa tua. Non potevi fare altro. L’intera faccenda è strana. Sono tempi difficili quelli in cui viviamo. Questo è tutto.
Mario Pulimanti
(Lido di Ostia -Roma).
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27 ottobre 2011
Il profumo delle foglie di mimosa
Oggi è una giornata non tanto per la quale.
Vabbè, è stato un autentico shock scoprire questa notizia, che mi risulta molesta quanto il trapano di un dentista.
Colpito e affondato.
Ah, adesso sì che mi sono rovinato la giornata.
Devo ammettere che è duretto da sopportare.
Cristiddio.
Non l’ho fatta fuori dal vaso.
Non ho razzolato male.
E’ solo sfiga non avere santi in paradiso.
Ben poco nobili sono gli accostamenti tra Nostro Signore e vari animali da cortile che mi escono strozzati dalla gola, mentre una collega, china su di me, mi da la brutta notizia, premendomi sulla spalla destra.
Ma non si tratta di una punizione, no!
La povera collega architetta su due piedi questa fesseria per rimediare al fatto di essersi lasciata scappare una battuta di troppo, ma di solito dove c’è fumo c’è fuoco.
Per il momento decido di stare al gioco.
Lei è piccola, con i capelli raccolti in una treccia e le mani pienotte; sul corpo bisogna lavorare un po’ di fantasia, visto che è ingabbiato in un abito tra il saio e il silos. Poco male, visto che il punto di forza della collega sono gli occhi. Uno sguardo diretto, franco e sorridente; due occhioni scuri marezzati di verde che lo sanno benissimo che stamani non vi siete cambiati le mutande, ma vi fanno capire che in fondo sono affari vostri.
Adesso c’è da capire un’altra cosa: come mai sono stato trasferito? O meglio: qual è il senso di quello che sta accadendo? Chi è responsabile di questo stato di cose?
Continuo ad invocare il nome di Dio invano e anche piuttosto in malo modo mentre, individuati nella mia mente gli autori del misfatto, penso di convocare i presunti maramaldi a duello.
Ritenendo di essere stato offeso, sono convinto che sia giusto sparacchiare a questi fetenti seguendo le regole della buona educazione, seguendo punto per punto tutti i dettami riguardo ai padrini e all’offerta di cancellare le offese.
Posso, quindi, tranquillamente crivellarli senza che l’opinione pubblica ci trovi qualcosa da ridire.
Poi, mi calmo.
Cavolo, non sono mica deficiente.
Del resto ho sempre attribuito al destino un valore positivo. Ritengo che tutto sia arbitrario. Ci sono cose di fronte alle quali si è impotenti.
Che state dicendo? Che non mi devo lamentare? Dovrei, infatti, sapere che medici africani, avvocati albanesi e chimici iracheni fanno i posteggiatori abusivi sul Lungomare di Ostia?
Non so cosa rispondervi.
Ma ora basta.
Ho la sensazione che è solo una totale perdita di tempo inseguire questi pensieri.
Mi hanno fatto nero.
Ho tanto bisogno di fermarmi.
Allora torno a casa.
Il breve pomeriggio di questo fine ottobre sta spegnendosi in un prematuro crepuscolo.
La mia stanza è al buio.
Penso a mio padre.
Di che cosa è morto?
Della stessa cosa di cui muoiono tutti, alla fine: per una serie di circostanze.
Aveva una malattia che non poteva essere curata.
Non c’è stato nulla da fare.
Ma adesso è inutile parlarne.
Adesso.
Mmh. E allora dov’è il problema?
Mi chiedo: che c’è oltre la memoria?
Prendo un caffè.
Nessun problema: ora sto meglio.
Quasi soprappensiero ripulisco con il dito il caffè rimasto nella tazzina.
Il momento è passato.
Mi allento la cinta dei pantaloni con una smorfia di piacere.
Raccolgo il telecomando e passo pigramente da un canale all’altro, fermandomi infine su un telegiornale che guardo per qualche minuto con annoiata disattenzione, consapevole che mi si stanno abbassando le palpebre.
Non sto male.
Sono solo stanco, stanchissimo.
Non sono presuntuoso: diciamo che a spanne, nella scala della competenza mi sento sotto allo zerbino.
Forse il punto è questo: la semplice inutilità del tutto…bè, a torta finita, è così.
Non ha senso: qualcosa non torna.
Mi stringo nelle spalle.Non so se riuscirò a farmene una ragione.
A questo punto mi dichiaro battuto.
Bè, mi duole dirlo, però.
Non c’è nient’altro da pensare.
Non ho nient’altro da dire.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).
attualità
società
ricordi
| inviato da mariopulimanti il 27/10/2011 alle 13:2 | |
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9 ottobre 2011
Lavoro amaro e colleghi....fetenti!
Il 20 giugno del 2011 ho subito un ordine di servizio di selvaggia gravità.
“Sono il disperato, la parola senza eco,
colui che tutto perse, e colui che tutto ebbe”.
Complici di un complotto hanno aspettato un cambio di guardia, per addossare ad altri ciò che loro escogitavano da tempo a mio danno.
“Ecco la solitudine da dove sei assente.
Piove. Il vento del mare caccia gabbiani erranti”.
Quanta gente orribile che c’è al mondo…senza scrupolii veramente…e pagano gli innocenti…non è giusto tutto questo…non è giusto….
“Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo”.
Uomini del complotto la pagherete. Oh, sì che la pagherete….
“Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido”.
Pensavate che non me ne accorgessi. Pensavate che dimenticassi. Illusi. Poveri illusi!
“Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi”
Mi avete addiruttura consigliato di aderire il più presto possibile all’orrendo diktat, per non incorrere, a vostro dire, in guai peggiori.
“Essere uomo è un mestiere difficile, soltanto pochi ce la fanno”.
Mi avete consigliato di rivolgermi ad un altro complice del vostro misfatto. Machiavellico inganno!
“Dio mi perdonerà: è il suo mestiere”.
Le persone cattive prima o poi avranno quel che si meritano, il male che fai prima o poi ti si ritorce contro…
| inviato da mariopulimanti il 9/10/2011 alle 15:25 | |
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7 ottobre 2011
Danno sul lavoro
Alla fine di giugno ho subito un danno gravissimo sul lavoro.
Vittima di un perfido complotto.
Non dimenticherò.
Mai!
| inviato da mariopulimanti il 7/10/2011 alle 23:40 | |
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21 agosto 2011
Mia zia, suora, uccisa sulle strisce pedonali
Mi chiamo Mario.
Mario Pulimanti e mi piace scrivere.
Abito vicino al mare.
Non è proprio una gran giornata.
Fa molto caldo questa mattina sulla metro di Ostia.
Sto andando al lavoro.
Ho vicino mio figlio Gabriele, diretto a Roma 3, la sua Università.
“Guarda qui papà”, mi dice, porgendomi il giornale.
“E allora?” dico diviso tra il cipiglio della concentrazione e l’anticipazione di un sorriso, nella speranza che si tratti di una notizia allegra.
Sto per leggere quando, di colpo, vedo quello che c’è scritto.
Raggelo, stupefatto.
E’ solo un trafiletto, ma cosi drammatico e sconvolgente che quasi non ci credo: “Una suora, Milvia Pulimanti, 70 anni, originaria di Collevecchio ma domiciliata a Roma, è morta ieri mattina dopo essere stata investita da un’auto del ministero degli Interni in via dei Monti Tiburtini. La donna, poco dopo le otto stava attraversando all’altezza della stazione della metropolitana, sulle strisce, quando è sopraggiunta l’automobile a bordo della quale c’era solo il conducente. La donna, soccorsa, è stata portata all’ospedale Sandro Pertini, a non più di mezzo chilometro, dove purtroppo è arrivata già priva di vita per le gravissime lesioni interne”.
Cavolo: Milvia, mia zia, la figlia di Fausto Pulimanti, fratello di mio nonno Angelino!
Continuo a leggere: “Verrà eseguita l’autopsia per stabilire la presumibile velocità della vettura al momento dell’impatto. Il guidatore è sotto inchiesta per omicidio colposo”.
Non ha senso: qualcosa non torna.
Sulle strisce!
Mi stringo nelle spalle.
Un'auto blu, un'Alfa 166 del ministero dell'Interno, assegnata a un dirigente del dicastero!
Non so se riuscirò a farmene una ragione.
Alla guida dell'auto c’era un poliziotto!
A questo punto mi dichiaro battuto.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).
attualità
sociale
Pulimanti
| inviato da mariopulimanti il 21/8/2011 alle 1:7 | |
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9 luglio 2011
Auguri, VALERIO!!!!

Il 9 luglio del 2009 é nato Valerio Pulimanti, figlio di mio fratello Stefano. Ciao cucciolo di zio, oggi 9 luglio 2011 compi 2 anni. Spero che la la vita possa darti un sacco di doni meravigliosi. Sto fermo. Mi godo il sole. Sto fermo. penso, ascolto i gabbiani. Buon compleanno, occhi innocenti. Se vuoi piangere, ti offro le mie spalle. Se vuoi urlare contro il mondo ti offro la mia voce, Se si spegnerà la tua luce, prendi la mia. Guardami negli occhi e cerca di immaginarmi come un ponte: non devi restare in me, devi passare attraverso di me, perché io sono tuo zio, perché sono tua strada verso l'Infinito, perché sono il ponte che ti porta all'al di là, e se non riuscissi a portarti più vicino a Dio, non sarei stato un vero zio. Buon compleanno, Valerio!
Pulimanti
pensieri
riflessioni
| inviato da mariopulimanti il 9/7/2011 alle 10:17 | |
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12 maggio 2011
Cavolo, mi hanno rubato la macchina!
 Esco per accompagnare Alessandro a scuola. Ci dirigiamo a Piazza Cutinelli Rendina, dove ieri ho parcheggiato la macchina. Ford Fiesta. Azzurra. Carrozzeria Berlina. “Papà...papà...” sussurra Alex tra i denti. “Papà cosa?”, sussulto scrutando già in panico la strada. “Dove hai messo la macchina?” Come un lampo che arriva a ciel sereno il tempo si ferma, quei secondi di stasi che precedono le prime gocce di un temporale. Tutto sembra immobile e statico. Sgomento, paura e panico.... Poi mi rendo conto. Il
lampo acceca la mia mente, distogliendola da quel torpore che per un
attimo l’ha resa priva di ogni smorfia, di ogni battito di ciglia.
 “Oh Signore!” esclamo “La macchina...si sono fregati la macchina!...porca troia!” Squilla il telefonino. E’ mio fratello. “Pronto? Stefano?...” “ Ciao Mario! Come stai?” “Come uno che sta affogando in un porcile...” “Che succede? Qualche problema?” “Sì!” “Dimmi, che è successo?” “Mi hanno fregato la macchina! Era parcheggiata qui, ora non c'è più!" “Mario…ma che cosa stai dicendo?” “Dico la verità...ti stupisci ancora che succedano simili cose?”
 “Ma cosa ci fanno?... La tua macchina é del ’99!” “Sarà stata pure dell’altro secolo, ma ora sto a piedi!” “Non ti preoccupare, piuttosto ora chiama la Polizia" sentenzia. E riattacca. Dolore. Pulsazioni di una emicrania. Inevitabile. Ma certo non giusto. Mi vergogno della mia fragilità, del mio mal di testa. Ecco: sono un paranoico terminale. Ma cavolo, mi hanno rubato la macchina! Ecco Gabriele. Lo informa dell’accaduto.
 Gabry. Alex. Giovani, articolazioni sciolte, infinite possibilità. Stufi dei miei lamenti mi consigliano di pensare a chi sta veramente male. Rispondo: si tengano pure la loro, di sofferenza. Io mi tengo la mia. Ottimi persuasori, comunque. Sto già molto meglio. Va bene, va bene. Vado alla Stazione di Polizia. Anzi, no. Da quella dei Carabinieri. Mi è più vicina. Vediamo di chiudere questa storia al più presto!
 Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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5 maggio 2011
Profumo di mare
Ceno. Gabriele esce. Pure Alessandro. Simonetta non c’é. Bevo un bicchiere d’acqua e guardo l’orologio sul muro. 22,00. Mi affaccio sul balcone. Con la bottiglia in mano, guardo la chiara notte d’estate. Sotto la mia finestra c’è una spiaggetta. Dei neodiplomati mezzi ubriachi si stanno schizzando l’uno con l’altro, infradiciandosi i vestiti. Guardo il mare scuro. “Questa è casa mia” penso. Rientro a casa. Mi siedo sul divano. Chiudo gli occhi e sento ondeggiare la stanza: ho bevuto troppo vino. Poso il bicchiere sullo scolapiatti e mi rendo conto di avere ancora fame. Devono esserci dei cracker nella credenza.
 “Cazzo!” impreco. Solo grissini. Perfetto: esco. Appena fuori, a Corso duca di Genova, alzo la faccia verso il cielo e prendo qualche bel respiro profondo. Attraverso Piazza Cutinelli Rendina. Passo per Via delle Triremi. Arriva a Piazza Scipione l’Africano Mi riempio i polmoni e tengo le braccia verso il mare. “Adoro Ostia”. Mi fermo a comprare un gelato al bar di Gioacchino. Passeggio sul lungomare Paolo Toscanelli. Direzione. Pontile. Mi incuriosisce la coppia di persone cha cammina davanti a me. Se
vedete due uomini in giacca e cravatta, entrambi con una borsa di
pelle, uno dei quali regge in mano un mazzetto di giornalini su cui
campeggia minacciosa la scritta “Svegliatevi”, cosa pensate? Guarda che bella cravatta? Quest’uomo mi ricorda qualcuno?
 No,
no, fidatevi. La quasi totalità delle persone non classifica dette
manifestazioni dei suoi sensi come persone, o vestiti, o altro: pensa
semplicemente “Tò, i Testimoni di Geova” e, se può, cambia strada. Sono sicuri che siamo la fine del mondo è vicina, basandosi su ciò che è scritto nell’Apocalisse di Giovanni. Nella Bibbia. Sbagliano.
Vangelo di Matteo. Capitolo ventiquattro, versetto trentasei. Gesù
parla della venuta della fine del mondo. “Ma quanto a quel giorno e a
quell’ora, nessuno li sa, nemmeno gli angeli del cielo”. Anche il
versetto quattro, che dice di non credere a chi predice la fine dei
giorni, è interessante: “Badate che nessuno vi seduca. Perché molti
verranno nel mio nome”. Mi sembra chiaro. Nessuno sa quando sarà la fine
del mondo. E non bisogna credere a chi dice che la fine del mondo è
vicina, anche quando si presenta come emissario del Signore. Quindi, c’é una contraddizione.
 Quindi: se ciò che è scritto nella Bibbia è tutto vero, sono degli impostori. D’altra
parte, se quello che c’è scritto nella Bibbia non è necessariamente
tutto vero, sono degli illusi. Non scordiamoci che la Bibbia è lo stesso
libro che dice che il Sole gira intorno alla Terra, la quale avrebbe
circa diecimila anni. In un testo che fornisce queste informazioni, se
permettete, io non nutro una fiducia incondizionata, tale da prendere
alla lettera tutti ciò che vi è scritto. Permettetemi di essere pignolo:
é un libro che, in certi punti, andrebbe riletto con occhi attuali. In entrambi i casi, non vedo perché uno dovrebbe dargli retta. In ogni caso, sono fanatici. Io non sopporto i convinti. Non ho niente contro le altre persone, finché si comportano in modo razionale e non travalicano la mia libertà. Il che avviene piuttosto di rado. La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri. In poche parole: ho le mie convinzioni, ma non ti impedisco di fare nulla. Non interagisco con la tua libertà. Invece il mondo è pieno di persone che litigano, alla strenua difesa delle proprie idee. La storia è piena di tali episodi. Pensate, per esempio, a Cesare e Antonio. Pensate a Churchill e Stalin. Pensate a Zidane e Materazzi.
 Arrivato a Piazza dei Ravennati, mi guardo alle spalle. Poi attraverso la strada. E’ mezzanotte passata. E’ una sera fresca, senza vento. Qualcosa
dentro di me si è finalmente sciolto: l’iceberg che nei lunghi mesi
invernali mi aveva oppresso non c’è più e la brezza marina mi da un
senso di leggerezza. Respiro l’aria fresca della chiara notte estiva e
passo davanti all’ Old Wild West, che è definito un “Ristorante Tex Mex
Steak House”. Old Wild West. E’ qui che sta lavorando il ventiquattrenne Gabriele. Così si paga pure l’università. Tra poco si laurea. In Legge. Come me. Tre esami. Più la tesi. E vai! Alessandro, 17 anni, invece è al penultimo anno del Classico.

Eh, sì: ho 2 figli che studiano, che studiano veramente, come il nipote di Totò e Peppino nella famosa lettera.
Saluto velocemente Gabriele. Riprendo a camminare. Via Cardinal Ginnasi.
Giro per via dei Pallottini.
Passo davanti al Teatro Nino Manfredi, gestito da Luciano, Paolo e Felice. Gli occhi mi brillano. Non fingo, non esagero: sono amici. Piazza
della Stazione Vecchia. Piazzale della Posta. Incrocio Via Orazio dello
Sbirro, Via Stefano Cansacchi, Via Giuliano da Sangallo, Via Pietro
Ercole Visconti, Via delle Sirene, Via Franco Mezzadra, Piazza delle
Repubbliche Marinare. Mi fermo poco prima di Via Francesco Grenet. Per
l’esattezza, al 253 di Corso Duca di Genova. Sono arrivato a casa. Tutti si impegnano al massimo per smuovere le cose. Io, non più. Mi sono arreso.
 Da uno come me, cos’altro vi aspettate? Gesù!
Nel cassetto, al posto della novalgina, trovo una foto sbiadita: io e
papà alla piscina del Foro Italico Avevo 8 anni. Lui 37. Dietro a noi,
zio Gianni. Prendo la foto, la osservo per un paio di secondi, fissandola con una luce intensa negli occhi. Diamine, papà, perché non sei qui? Chiudo gli occhi e lo vedo come se lo avessi davanti. Poi riprendo la foto e la lascio lì, nel cassetto. Stringo i pugni: non ho più il mal di testa.
 Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).
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12 aprile 2011
Ci vediamo a Collevecchio (il teatro si chiude)
Ci vuole coraggio.
Per vivere.
Un coraggio da eroi.
A quanti fiumi di ingiustizia bisogna assistere in una vita intera.
Un’inondazione ininterrotta.
Ci sarebbero tutti i presupposti per effettuare una sequenza multipla di omicidi e andare a dormire candidi e rilassati, senza rimpianti.
L’ho capito solo ora.
Ora che nulla può più alterare il mio battito cardiaco.
Qualche volta ho inciampato, convulso, nella mancanza di senso di quello che stavo facendo e questi attimi laceranti mi hanno fatto soffrire come un cane zoppo e randagio.
Tutte le repliche hanno una fine.
E finiscono pure tutti i copioni.
E io sto esaurendo gli uni e gli altri.
Il teatro si chiude.
Torno a casa.
Mi infilo a letto.
Fuori sta piovendo.
Mi addormento.
E, dopo anni di mancanza, faccio un sogno.
Questo.
Ho nove anni e papà mi tiene per mano.
Sposto lo sguardo alla mia destra e anche mio nonno mi tiene per mano.
Camminiamo lungo via del Cavone, in un sabato mattina assolato ed invernale che non tornerà mai più.
Indosso, con orgoglio adulto, un piccolo cappotto marrone.
Fa freddo ma io ho le mani calde.
E sono felice. Perché sono al sicuro.
Come non lo sono stato mai più.
Loro sono allegri.
Poi, all’improvviso, senza motivo, domando quando accadrà che loro moriranno.
E loro, senza scomporsi, con grande sicurezza, mi dicono che loro non moriranno.
Io ci credo.
E sorrido mentre guardo, intorno a me, una campagna ancora pulita.
Invece mi stavano mentendo.
E, da quell’istante, sono cominciati tutti i miei guai.
E tutte le mie gioie.
Il sole è tramontato.
Il sogno è terminato.
Ma io, da quel momento, non mi sono più svegliato.
Ancora un attimo, papà.
Arrivo, arrivo.
Ci vediamo a Collevecchio.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).
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4 aprile 2011
PREGHIERA
PREGHIERA
O Bambino bambinello, fammi luce nel cervello.
Madonnina benedetta, io ti prego, dammi retta.
Asinello dolce e pio, il successo fallo mio.
Un consiglio anche dal bue, che mi dice … preparati una costina di maiale al barbecue! Al barbecue!
Mi sono impigliato.
Lungo frastuono.
Bottiglie di lacrime.
Martellante disagio.
Collezioni di ragni e scarafaggi.
Il pianoforte di mia sorella.
Parchi pieni di bambini sul passeggino, di ciclisti e di gente che mangia il gelato.
Mascara sulle ciglia.
Riflesso giallastro di lampioni.
Barba lunga.
Sapore di pioggia e di carne alla griglia.
Capelli profumati di pulito, di frutta.
Respiro sul collo.
Viso abbronzato pieno di rughe.
Problemi di prostata.
File infinite di brutte ville a un piano.
Rumore di traffico.
Cartelloni pubblicitari.
Strade sopraelevate.
Vele che si muovono al vento.
Finestre del soggiorno.
Passeggiate domenicali.
Gente che passa frettolosa.
Pensieri critici.
Nostalgie terribili.
Capelli dietro la testa.
Immagini macabre.
Capolavori famosi.
Letti sfatti.
Gladiatori e corride.
Ghigliottina.
Confini incustoditi.
Sole che sorge a nord.
Vento che porta l’odore del mare.
Piccole risse.
Mani che si stringono.
Cestini pieni di porri e altre verdure.
Finestre.
Scale.
Ascensori.
Lei, che nel litigio indeterminato trova un’intima vertigine di soddisfazione che non la fa desistere. Mai. Mai.
Se desiste è solo per una presa d’aria per poi ricominciare daccapo.
Con nuovo vigore.
Io, invece, di indole, pur di scongiurare un litigio, sarei pronto a mettere l’orologio sopra al polsino della camicia.
Ma adesso basta.
C’è ben poco da fare prima dell’alba.
Ora voglio infilare gli occhiali da vista e guardare la vecchiaia.
Te lo giuro bambinello, tu che stai nella capanna davanti al bue e all’asinello.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).
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2 aprile 2011
Una stanza piena di niente

In
missione. Piego la testa e sorrido. La Pensione é il bed and breakfast
più deprimente nel quale ho avuto la sfortuna di entrare, le pareti sono
ricoperte dalla carta di parati più scadente sul mercato; ci sono
macchie di umidità sul soffitto; il pavimento é coperto di una moquette
bruno-arancione lisa e consumata, che é stata messa a terra forse negli
anni settanta ed é rimasta così da allora.

Rimango senza fiato. Al centro della stanza un lettino a una piazza che non avrebbe sfigurato in una camera di tortura del Medioevo. Sono reduce da una riunione. Fastidiosa. Giornata
stupenda, spettacolare; brillante. Proprio come un mal di denti. Mi
siedo sul letto. Penso. Mi piacerebbe essere limpido, ma non servirebbe a
nulla.

Mi accarezzo la fronte alta, la mia fronte alta, la fronte alta
di me, di Mario Pulimanti, con questi cinquantacinque anni carichi e
feroci, che me li porto dietro e che non li conto, che se li conto,
soffro assai. Perché uno per tutta la vita vorrebbe essere un ragazzo,
mica uno scherzo invecchiare. Non credo proprio. Comunque, bisogna pur
sbrigarla la pratica dell’esistenza. A forza di derapate lente.

Leggo il giornale. Ehilà, che notizia! Albert
Uderzo, 84 anni, creatore di Asterix insieme a René Goscinny, ha
accusato la figlia di aver cercato di farlo dichiarare incapace di
intendere e di volere. È l'ennesimo colpo di scena di una battaglia
legale all'interno della famiglia Uderzo, di origini friulane, iniziata
nel 2009, quando Sylvie Uderzo accusò il padre di aver ceduto il
controllo dei diritti sul personaggio di Asterix al gruppo Hachette
Livre. “La verità è che mia figlia e suo marito, Bernard Boyer de
Choisy, non hanno mai accettato il fatto che nel 2007 io li ho esclusi
dalla direzione della casa editrice Albert-René - ha scritto il creatore
del fumetto di Asterix in un comunicato affidato dai suoi avvocati agli
organi di stampa francesi - Da allora essi hanno iniziato una serie di
cause legali contro di me, portandomi più volte in tribunale”.

Poso il
giornale. Chiudo gli occhi. Niente,
io sono uno di quelli che, per ingordi di etichette deficiente, viene
definito un funzionario ministeriale. Però io non sono un’etichetta. Io
sono un uomo. Io sono sempre stato attaccato alla vita come una
sanguisuga, come il polipo allo scoglio.

Accendo la tivvù. Altra
notiziola niente male! Lo
scrittore statunitense di origine messicana José Arguelles, guru della
New Age e "profeta" dei Maya e della fine del mondo nel 2012, è morto
all'età di 72 anni. Arguelles è stato il primo a parlare del 21 dicembre
2012 come data della fine del mondo, nel libro "Il fattore Maya",
pubblicato negli Stati Uniti nel 1987. Arguelles presenta nel libro,
tradotto in 23 lingue, un'analisi della storia del ciclo della civiltà
umana dal punto di vista Maya, ricordando che quel fatidico solstizio
d’inverno (giorno in cui il Sole si allineerà col centro della Via
Lattea, un evento che non si ripete da 26.000 anni), secondo una
profezia l'umanità vivrà un cambiamento tanto sconvolgente da poter
addirittura scomparire. Dal suo libro ha tratto ispirazione il film
"2012" del regista Roland Emmerich. Arguelles, storico dell’arte, è
stato anche il fondatore del movimento pacifista Planet Art Network, che
fonde arte e spiritualità ed è in prima fila nella diffusione del verbo
della New Age.

Spengo la tivvù. Sono
sempre stato uno di quei pesci furbi che ridono quando vedono l’amo
camuffato con la mollichella di pane. Girano alla larga. Diversa è la
storia quando ti ritrovi dentro la rete e neanche tu sai come ci sei
finito. Io no lo auguro a nessuno. Neanche al mio peggior nemico. 
Ai
tempi del liceo conoscevo una ragazza parecchio disponibile. Lo ammetto:
mi eccitava fino alla morte apparente. Un po’ sveltina, certo. Ma forse
non ero il suo tipo. Non mi rimase altro che sventolare il fazzoletto
bianco e guardare con i miei occhi la mia lei che si allontanava sulla
nave popolata da tutti gli uomini del mondo, tranne che da me, unico
sciocchino rimasto a terra sul molo.

Al contrario, nello stesso periodo,
un’altra ragazza mi tormentava. Aveva una parlata lenta, strisciante e
monocorde che ti intontiva i sensi. Parlare con
lei era come farsi le analisi del sangue, ti spaventi, ti impressioni,
poi ti senti svuotato, la nausea sale su, non hai fatto colazione,
allora recuperi al bar, ma qualcosa non quadra nel tuo corpo e anche il
caffè non ha più lo stesso sapore. Si è fatto altro e irriconoscibile.

Lì, sul tavolino, una piccola radio. L’accendo e subito vengo informato
che Luca
Argentero sarà Rocco, il ruolo che nel ’59 fu di Alain Delon nel più
discusso, martoriato (sia dai politici sia dalla censura) capolavoro di
Luchino Visconti. L’idea di rifare "Rocco e i suoi fratelli" di Visconti
era nata anni fa da Lombardo jr. e dallo scomparso Carlo Bixio.
Argentero ha fatto sapere che sarà un onore girare il rifacimento del
capolavoro. L’inizio delle riprese è previsto per ottobre. “Abbiamo
bisogno dell’autunno e dell’inverno - dicono ora Lombardo e Principini -
per avere le stesse atmosfere malinconiche, grigie, cupe del film che
inizia, come allora, sotto la neve”.

Basta, ho deciso. Vado a cena.
Prendendo l’ascensore penso
a mio zio Fausto. Era buono come i primi cocomeri dell’estate.

Coda
alla vaccinara? Qui a Milano non sanno cosa sia. Ma, come dice mia
madre, in questa vita non si può avere tutto.
Mario Pulimanti

(Lido di Ostia -Roma).
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24 marzo 2011
Francesco Saverio Romano, neo ministro dell'Agricoltura
«Non sono nemmeno indagato, figuriamoci se sono imputato».
Parla così il neo ministro dell'Agricoltura, Francesco Saverio Romano, appartenente alla corrente dei Responsabili,
conversando con i giornalisti a Montecitorio.
Si difende dalle accuse
circolate nei giorni scorsi di un suo coinvolgimento in vicende
giudiziarie. Coinvolgimento che, fino ad oggi, avrebbe frenato la sua
nomina a ministro.
«Sono fiducioso - spiega Romano - e assai contento
che il gip svolga il suo ruolo di controllo. E' una inesattezza dire che io sia imputato. Non ho mai avuto una condanna, né un rinvio a giudizio, quindi da cosa dovrei difendermi?».
Stamattina
Romano ha giurato da ministro al Quirinale. Prende il posto di Giancarlo Galan, che va a sua volta a sostituire il dimissionario Sandro Bondi ai Beni culturali. Il colle ha poi rilasciato su Romano una nota: "Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell'onorevole Romano a ministro dell'Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni".
"Essendo risultato che il giudice delle indagini preliminari non ha
accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Palermo,
e che sono previste sue decisioni nelle prossime settimane,
il Capo dello Stato ha espresso riserve sulla ipotesi di nomina dal punto di vista dell'opportunità politico-istituzionale"
prosegue la nota.
"A seguito della odierna formalizzazione della
proposta da parte del presidente del Consiglio, il presidente della
Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego.
Egli ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento
chiariscano al più presto l'effettiva posizione del ministro".
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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13 febbraio 2011
"Divorzio a sorpresa2 al teatro Manfredi: un'occasione persa!

Ho visto al teatro Manfredi di Ostia Divorzio con sorpresa di Donald Churchil con Paola Gassmane Pietro Longhi.
E' la storia di una ex coppia che si incontra per mettere in vendita la casa di campagna.
L’intervento della figlia, un matrimonio che si dovrebbe fare e un bambino che nasce all’improvviso complicano un pò la vicenda.
Questa
commedia mi è piaciuta sufficentemente ma non è una meraviglia, ha
molte pecche ad esempio dialoghi a volte noiosi e incerti.
Poco umorismo.
Peccato: un'occasione persa!
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Mario Pulimanti
ostia
teatro manfredi
pulimanti
| inviato da mariopulimanti il 13/2/2011 alle 20:54 | |
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3 febbraio 2011
Odore di chiuso (confessioni di un marito, a dio spiacendo)
Mia moglie (27 anni di matrimonio) mi ha spesso criticato perché quando ci siamo sposati le ho fatto cambiare città.
Non si sbagliava.
Inoltre, è gelosa se io, al lavoro, ho dei contatti umani con gli altri colleghi ("...ti diverti tutto il giorno!...").
Ma fammi il piacere!
A volte mi sembra di vivere in un mondo immaginario distorto da paure, insicurezze, situazioni psicologiche ostili a volte letteralmente terrorizzanti sul piano immaginifico, di cui mi sento vittima predestinata e nei confronti delle quali percepisco essere assolutamente impotente.
Certo, le immagini mentali sono delle vere e proprie forze dinamiche in grado di agire e cambiare il nostro stato sia fisico che psichico e che si realizzano sempre soprattutto in modo inconscio e perfino contro la nostra volontà.
Se sussistono immagini mentali negative, non è di alcuna utilità cercare a tutti i costi di rimuoverle, perché una volta scacciate, esse continuano a vivere nell'inconscio, gettando le proprie radici sempre più profonde.
E, nonostante che la tattica migliore sia quella di operare delle sostituzioni, vale a dire creare delle immagini mentali positive opposte, come del resto faccio, è comunque umiliante ascoltare tutti i giorni i suoi discorsi intrisi di pentimenti e di furbizie delle sue compagne di scuola che hanno saputo manipolare i mariti.
Ma siamo onesti! A quanti nell’universo capita una cosa del genere? Ve lo dico io: quasi a nessuno.
Ero, non c’è che dire, un uomo fortunatissimo.
Lei, senza sforzo, aveva il potere di mettermi a nudo definitivamente, a me, corazzato dai bluff della vita che troppo bene conoscevo, sarcastico com’ero stato fino a quel momento, snob nei confronti dei sentimenti più lancinanti.
Quando mostri l’orgoglio davanti alla tua donna non puoi più fare marcia indietro.
Ti tiene in pugno per sempre.
Sei nei paraggi della compromissione.
Orami erano scene d’appoggio e di recupero. Di risentimento. Certo, anche l’orgoglio gioca la sua parte, interpretandola malissimo. Tutto un repertorio posticcio che scambi per vero. E’ tremendo l’orgoglio. E’ un velo nero ed invisibile che ti fa perdere di vista il risultato. Cerchi il mare, ti ritrovi nella pozzanghera.
Insomma, facile facile, a bruciapelo d’impatto, senti il male senza il cellophane.
Questo vorrei urlare ai quattro venti.
Ma non mi fate più parlare. Vi prego.
L’indicibile, io proprio non lo posso dire.
E quest’é.
Ma non è tutto.
Intorno a me, odore di chiuso.
Dopo qualche secondo mi metto a imprecare, a ruota libera e contro tutto e tutti..
Sono stanco.
Penso a mia nonna Jole. E’ morta tanti anni fa. Ma a volte è come se risentissi la sua risatina e mi sembra di vederla ancora rovesciare il capo all’indietro. “Ti si sta proprio aprendo davanti un nuovo mondo , ragazzo mio!”
Non si sbagliava.
Ma, come diceva mio padre, in questa vita purtroppo non si può avere tutto.
Tranquilli: sto solo scherzando, rimettiamoci al lavoro.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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15 gennaio 2011
Tengo duro. E basta!

Chiamami sognatore!
Sento che ho ragione so di avere ragione.
Mi
piace la tranquillità, stare in mezzo alla natura, scrivere, pensare,
respirare aria pulita e vorrei rimanere in questo stato di quiete.
Penso di non riuscire ad esprimere bene ciò che sento dentro.
Tutto intorno a me resta fermo, immobile.
Io sto cambiando direzione.
Mi sento strano.
Sembra tutto così diverso.
Vedo le stesse cose con occhi diversi.
Sembra che tutti se la prendino con me per la loro infelicità.
Le cose cambiano.
Ma non riesco a controllarmi.
E sono qui.
Nella stanza buia.
Solo io e la solidine.
C’è questa musica che fa da sottofondo alla malinconia che si alza.
Mi sento confuso.
Cerco qualcosa che mi rassicuri.
Guardo la solitudine.
Cerco il suo sguardo.
Eccolo.
Senza aprire bocca m dice che prima o poi tutto cambierà.
Che ogni cosa non sarà più la stessa.
Cosa volete, o gente, dalla vita mia?
Vorrei correre, saltare e fuggire via.
Sono inutile, serio, vano ed incompreso, a volte quasi calmo e inerme, altre teso.
Pensieri liberi e sibillini ora dominano la mia mente, confondo passato e presente alla ricerca di un futuro evanescente.
È l’ora di partire.
Da qualche parte oltre il mare c’è il relitto di una nave.
Oh devo tenere duro, tenere duro.
Devo tenere duro.
Tengo duro e basta.
Mario Pulimanti
(Lido di Ostia -Roma)
Pulimanti
pensieri
riflessioni
| inviato da mariopulimanti il 15/1/2011 alle 15:16 | |
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6 gennaio 2011
FERISCE PIU' LA LINGUA DELLA SPADA
 Le parole feriscono più della spada, come dice un famoso proverbio? Una spada può ferire quando colpisce il bersaglio!!! Tant'è che l'uomo ha anche inventato strumenti per difendersi... armature, scudi, e ha affinato così tanto la tecnica che la spada viene usata prima di tutto per parare i colpi dell'avversario. Le parole invece non feriscono, LE PAROLE UCCIDONO... uccidono la parte più fragile di una persona, la sua anima, ed ogni colpo è letale... e non siamo stati capaci di inventare strumenti per difenderci, perchè non esistono... inoltre la spada se manca il colpo il pericolo è scampato... le parole anche quando non colpiscono subito,rimangono lì sospese ad osservare il momento migliore per tornare... non c'è modo per evitarlo. Quindi penso che bisognerebbe sempre stare attenti ad usare le parole.... perchè il vostro avversario potrebbe non essere più in grado di rialzarsi. C’era una volta un ragazzo con un carattere irascibile. Un giorno decise di recarsi dal saggio del villaggio per chiedere il suo aiuto. “Saggio, aiutami. Non riesco ad avere degli amici. La gente non ama stare in mia compagnia perché sono spesso critico e irascibile”. Il saggio gli disse: “Prendi questa scatola di chiodi. Pianta un chiodo nella palizzata ogni volta che ti renderai conto di aver dato un giudizio troppo severo, di aver criticato qualcuno ingiustamente, di aver perso le staffe, di aver fatto una battuta troppo sarcastica o di aver detto qualunque altro tipo di cosa spiacevole verso un’altra persona. Quando riuscirai a non piantare nemmeno un chiodo torna da me”. Il giovane annuì e se ne andò. I primi giorni fu un disastro: arrivò a piantare fino a 37 chiodi. Poi gradualmente diminuì. Diventava sempre più consapevole delle sue reazioni e riusciva a controllarle. Scoprì anche che era più facile mantenere la calma che piantare chiodi nella palizzata! Finalmente arrivò il giorno in cui il giovane non piantò alcun chiodo. Tornò dal saggio fiero del suo risultato. “E’ stato difficile ma ci sono riuscito. Eccoti i chiodi che restano”. Il saggio gli sorrise. “Bravo” gli disse. Ora sei pronto per la seconda parte. Torna dalle persone che hai accusato, giudicato o offeso in qualche modo e chiedi scusa in modo sincero per il tuo comportamento. Togli un chiodo dallo steccato per ognuna delle volte che lo farai. Quando avrai tolto tutti i chiodi torna da me”. Il giovane annuì e se ne andò. Questo gli sembrava un compito davvero difficile ma decise di andare fino in fondo. Dopo diverse settimane il giovane tolse anche l’ultimo chiodo dalla palizzata, ritornò dal saggio e gli porse la scatola dei chiodi con fierezza. “Ecco, questi sono tutti i chiodi che ho tolto dalla palizzata, non ne è rimasto nemmeno uno”. “Bravo” disse il saggio. “Ora vieni con me”. Il saggio lo portò davanti alla palizzata e il giovane fu contento di dimostrare che effettivamente non ci fossero chiodi rimasti. Il saggio disse “Che cosa vedi ora?”. “Uno steccato con i buchi dei chiodi che ho tolto”. “Ecco, questo è il punto. La palizzata non tornerà mai come prima. Quando dici delle cose preso dalla rabbia, esse lasciano una ferita, proprio come questi buchi. Non puoi piantare un coltello nella carne di un uomo e poi estrarlo. Non ha importanza quante volte dirai “mi dispiace”, la ferita sarà ancora lì. Anche se hai chiesto scusa ad una persona che hai ferito, il buco rimane. Le nostre parole restano nel tempo. E’ molto meglio comunicare con parole d’amore e di comprensione per poter vedere i frutti nel tempo. ”La fierezza sul viso del giovane si spense rapidamente. Il saggio proseguì: “Ecco, prendi questi semi. Ogni volta che dirai parole d’amore e di comprensione pianta un seme nel tuo giardino. Non dovrai più tornare da me ma ricordati di ringraziare Dio quando potrai godere della compagnia dei tuoi amici all’ombra delle piante che saranno cresciute”. Le nostre parole continuano a vivere dopo di noi, nelle azioni che sono generate nelle persone che ci hanno ascoltato, che abbiamo ispirato. Possono essere fiori o veleno, siamo noi a deciderlo. Noi stessi siamo il risultato di tante parole che abbiamo sentito e ascoltato da diverse persone. I nostri valori, le nostre credenze derivano da altre persone che ce li hanno trasferiti in modo più o meno consapevole. Dentro di noi portiamo la vita delle persone con cui siamo entrate in contatto. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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9 dicembre 2010
Io, controfigura di jannacci nel film"La bellezza del somaro"
 Il
17 dicembre uscirà il film di Sergio Castellitto "la bellezza del
somaro" nel quale io sono stato, per l'intero film, la controfigura di
Enzo Jannacci. Mario Pulimanti
(Lido di Ostia -Roma)
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28 novembre 2010
Togliersi i sassolini dalle scarpe
 Non mi aspettavo un epilogo del genere. Ho visto intorno a me un mare di volti e sguardi non sempre facile da decifrare, in questi ultimi mesi trascorsi a vagheggiare e accumulare tutto quel mondo che, pur non volendolo, mi portavo dietro, e condizionava il mio comportamento, le mie azioni, i miei pensieri. Ho visto intorno a me una montagna di immagini e suggestioni, fatti e leggende, suoni e rumori, parole e idee, ombre e colori, progetti e delusioni, urli e mormorii, tanfi e profumi, miserie e splendori, lacrime e sorrisi.
 Scene, scene, e ancora scene, che il tempo aveva già elaborato nella mia immaginazione, componendo ogni singola inquadratura, scegliendo ogni singolo volto, fissando i dialoghi dei personaggi, tracciando ogni loro percorso. La mia é una ricerca. Una ricerca c’è sempre, un cercare qualcosa, un trovare se stesso. Non si può essere sempre qualcun altro. Bisogna avere un ruolo proprio. Le maschere fanno parte di un modo di essere, che io rifiuto. Io sono solo me stesso.
 Ora spero di togliermi qualche sassolino dalla scarpe, Sono certo che mi prenderò molte rivincite. Adesso devo solo tranquillizzarmi, ma tra un pò farò valere i miei diritti e farò luce su quello che mi è accaduto in precedenza. Magari già oggi pomeriggio al teatro Manfredi, chissà! Del resto, togliersi i sassolini dalle scarpe da una enorme sensazione di sollievo.... Io negli ultimi tempi ne ho accumulati tanti (un'intera cava direi) e piano piano cerco di liberarmene.... Mi rendo conto che per togliermi alcuni sassolini devo scendere ad un livello che non è il mio...
 Devo scendere al livello delle persone con cui ho delle cose in sospeso... So che molti mi hanno detto che l'indifferenza è la migliore arma, ma in questo specifico caso non concordo... «Ho un sassolino nella scarpa, ahi, che mi fa tanto tanto male, ahi, Batto il piede in su, batto il piede in giù… giro, mi rigiro, sembro Belzebù…» La canzone di Natalino Otto mi fa capire che mi sono stancato di sentirmi parlare alle spalle.... Inoltre mi sono sempre chiesto: ma chi va in giro a costruire quadrati sull'ipotenusa? Ad maiora! Mario Pulimanti
(Lido di Ostia -Roma)
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12 novembre 2010
Fatti gli affari tuoi!

Credo
sia abbastanza difficile cercare di crearsi una vita serena badando
solo alle proprie tendenze mentali, ai propri problemi, alle questioni
della vita reale,alle abitudini, alle contraddizioni e alle
complicazioni della vita.
Ma quando ti senti in dovere di occuparti anche dei problemi degli
altri, il tentativo di raggiungere una maggiore serenità mentale
diventa praticamente impossibile.
Quante volte ci sorprendiamo a dire cose come : “Non lo farei se fossi
in lui”, oppure “Non riesco a credere che abbia fatto una cosa del
genere”, o ancora “Secondo me, tra di loro è successo questo e
quello”…… Quante volte ci sentiamo seccati e irritati per cose che tu
non solo non puoi controllare o migliorare, ma che proprio non sono
affar tuo? Non vi sto consigliando di fregarvene del prossimo.
Vi sto solo invitando a capire bene quando è giusto intromettersi in
qualche cosa e quando è meglio lasciar perdere e pensare agli affari
propri…che son sempre tanti e incasinati. Occuparsi degli affari propri va ben oltre evitare la tentazione di cercare di risolvere i problemi degli altri.
Significa anche evitare di parlare dietro la schiena della gente,
analizzare gli altri e pensare di aver capito chissà cosa dai
comportamenti altrui. Uno dei motivi per cui molti di noi badano tanto ai problemi e alle mancanze degli altri, è per evitare di badare ai propri.
Quando ti sorprendi ad impicciarti di cose che proprio non ti
riguardano, prova ad aver un po’ di umiltà e la saggezza di tirarti
indietro. In un batter d’occhio libererai tonnellate di energia per concentrarti invece sulle cose davvero importanti. Insomma…fatti gli affari tuoi!!!!!! (..io per primo)!
Mario Pulimanti
| inviato da mariopulimanti il 12/11/2010 alle 21:17 | |
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27 ottobre 2010
FUTURO E LIBERTA', IL 31 OTTOBRE AL CINEMA ADRIANOLA PRIMA ASSEMBLEA DEI CIRCOLI DI GENERAZIONE ITALIA
FUTURO E LIBERTA', IL 31 OTTOBRE AL CINEMA ADRIANOLA PRIMA ASSEMBLEA DEI CIRCOLI DI GENERAZIONE ITALIA
Il 31 ottobre al Cinema Adriano si terra' la prima assemblea dei circoli di Generazione Italia del Lazio, alla presenza di Gianfranco Fini. Per quella data in realtà potrebbe trattarsi già di una convention dei militanti di Futuro e Libertà nel Lazio. La fondazione del nuovo partito che fa capo all'ex segretario di An e' attesa per i prossimi giorni e gli iscritti a Generazione Italia diventeranno automaticamente anche tesserati di Fli. Lo scorso 2 ottobre all'Hotel Princess si e' svolta una prima riunione degli aderenti ai 102 circoli di Generazione Italia che attualmente esistono nel territorio regionale. "Per il 31 ottobre sono convinto che arriveremo a 200 circoli, gli iscritti confluiranno automaticamente in Futuro e Libertà quando diventerà un partito a tutti gli effetti" spiega l'europarlamentare e coordinatore romano di Fli Potito Salatto. La nuova formazione politica assicura il suo sostegno al centrodestra ed alle giunte Alemanno e Polverini, ma rivendica spazio per le sue proposte. "Noi siamo sostenitori delle giunte Alemanno e Polverini, perché le abbiamo votate – prosegue Salatto - però, o loro prendono atto di questa nuova realtà ed accettano i nostri suggerimenti e le nostre critiche, o dovremo prendere le distanze". Nelle prossime settimane e' atteso un possibile rimpasto della giunta Alemanno a seguito dell'aumento degli assessorati legato alla creazione di Roma Capitale, per Salatto: "Dopo il rimpasto ci sarà qualche adesione a Futuro e Libertà tra i consiglieri comunali". Poi aggiunge: "Con le amministrazioni comunali non abbiamo le mani legate, alle prossime amministrative sul territorio ognuno potrà scegliere le alleanze che vuole". Discorso diverso in Consiglio regionale. "In Comune aspettiamo che Alemanno faccia il suo rimpasto, poi valuteremo - sottolinea Antonio Buonfiglio, sottosegretario all'Agricoltura e coordinatore regionale di Fli - non vogliamo fare da sponda o prestarci a giochetti di chi vuole una poltrona, ne' a raccogliere i delusi. In Consiglio regionale invece credo che quanto prima potrebbe avvenire qualcosa". Attualmente alla Pisana Fli ha come referente privilegiato Rocco Pascucci, capogruppo dell'Mpa, presente alla riunione dei circoli di Generazione Italia. "Ho scelto l'Mpa una settimana dopo essere stato eletto, se in quel momento ci fosse stato già Fli avrei fatto quest'altra scelta - spiega Pascucci - oggi non ci sono motivi per cui io lasci l'Mpa, però mi auguro che qualche altro consigliere crei il gruppo di Fli, con cui sono aperto al dialogo". Pascucci sottolinea il rischio "che nel Lazio con la Polverini si ripeta quello che avviene al governo, c'e' uno solo che decide assieme a pochi altri". Ed aggiunge: "Non vorrei che anche qui a decidere siano solo la Polverini e l'Udc. Io faccio parte della maggioranza, ma ad esempio del piano della rete ospedaliera so solo quello che ho letto dai giornali, non sappiamo in che direzione stiamo andando".
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
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15 ottobre 2010
FACEBOOK
Su Facebook sono sempre più diffusi profili fasulli con foto e nickname finti. Il motivo? Semplice, la gelosia. Aprendo un account taroccato, infatti, si fa amicizia col proprio partner per vedere come si comporta. Chi si nasconde, poi, non si rivela.
 Così spesso la relazione prosegue su due binari paralleli, da un lato la vita reale, dall'altro il web sottotraccia. E questa non è l'unica modalità di tentativo di controllo aperta da Internet per i malati di gelosia. Ci sono anche software-spia da montare sul pc del partner per controllare i messaggi che arrivano dai social network, come Facebook. Un'ossessione di controllo che può facilmente diventare paranoia.
 Una cosa è guardare una persona di fronte a te leggere un libro, altra è farlo da un pertugio, dietro una porta chiusa. I social network diventano così una sorta di buco della serratura, per spiare i movimenti dell'altro. Dalla curiosità alla smania di controllo il passo rischia di essere troppo breve. Così si avvelena un rapporto, senza che poi sia accaduto niente di realmente grave, almeno sul piano reale. Un fenomeno, quello dei falsi nickname, in aumento.
 Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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13 ottobre 2010
Ciao, papà!

Davanti al camino, sfoglio un album di fotografie. Sorrido vedendo le foto di papà. Da quanto è morto? Da diciotto anni. Ne è passato di tempo, ormai, ma il ricordo è ancora vivo. Bruciante. Proprio come allora. Da quando papà non c’è più,mi sento ancor più legato a lui. Perché mi manca. Probabilmente è il segno di una volontà che ci vuole legati per sempre. Mi manca il suo umorismo, la sua acuta osservazione degli altri. Mi manca la sua educazione, la sua cultura che non esibiva mai. Mi mancano le sue parole, i suoi messaggi, le sue battute con i tempi comici perfetti. Mi manca la sua faccia tonda, aperta e fiduciosa. Con un accenno di opulenza che lui per altro portava con molta leggerezza. Mi manca la sua stuzzicante ingenuità sempre pronta a rilevarsi in un sorriso.

Ricordi… Tornano sempre, anche quando non dovrebbero… Brandelli di passato. Stilettate di dolore, di angoscia. “La vita è solo un sogno.” Quella frase, le ultime parole di un uomo che credevo invincibile. Immortale.

Oggi vorrei tanto telefonargli per dirgli, sottovoce, che gli voglio sempre bene. Che lo ricordo com’era veramente: un papà speciale. Un papà intelligente. Soprattutto un papà buono. Quando
mi addormento in poltrona, mentre nel camino il fuoco si spegne
lentamente, sulle pagine lucide dell’album spiccano ancora le tracce
delle mie lacrime. Mario Pulimanti

(Lido di Ostia –Roma)
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Papà era un poeta. Questa è una delle sue ultime poesie. L’ha scritta pochi giorni prima di morire. E’ dedicata al suo primogenito. E’ dedicata a me. Ciao papà!
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La morte non è niente
La morte non è niente. Sono soltanto nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io, e tu sei sempre tu. Ciò che eravamo prima uno per l’altro, lo siamo ancora. Chiamami “Papone”, col vecchio vezzeggiativo, che ti è familiare. Parlami nello stesso modo che hai sempre usato. Non cambiare il tono di voce. Non assumere un’aria forzata di solennità o di tristezza. Ridi come facevi sempre ai piccoli scherzi che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Gioca, ridi e pensami. Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima pronunciato senza enfasi, senza traccia di tristezza. La mia vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto. È la stessa di prima. C’è una continuità che non si spezza. Perchè dovrei essere fuori dalla tua mente? Solo perchè sono fuori dalla tua vista? Ti sto aspettando, solo per un attimo, in un posto qui vicino, proprio dietro l’angolo. Va tutto bene, Mariuccio!

Antonio Valeriano Pulimanti
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25 settembre 2010
Ostia non è Los Angeles
Tra una settimana pubblicherò sul blog il testo dI una mia breve sceneggiatura. Questa volta non si é trattato di scrivere una sceneggiatura, ma semplicemente di trascriverla. Proprio così, trascriverla. Come se fosse già esistita da qualche parte. Non con tutte le parole necessarie, ma molte, molte di più. Non in una struttura compiuta, ma in tutti gli schemi narrativi possibili. Non con tutti i suoi personaggi, ma con un mare di volti e sguardi non sempre facile da decifrare. Riportare, quindi, mettere in bella copia, riscrivere tutto quanto si era sedimentato nella mia mentein questi ultimi mesi trascorsi a vagheggiare e accumulare tutto quel mondo che, pur non volendolo, mi portavo dietro, e condizionava il mio comportamento, le mie azioni, i miei pensieri. Ho così prodotto una montagna di immagini e suggestioni, fatti e leggende, suoni e rumori, parole e idee, ombre e colori, progetti e delusioni, urli e mormorii, tanfi e profumi, miserie e splendori, lacrime e sorrisi. Scene, scene, e ancora scene, che il tempo aveva già elaborato nella mia immaginazione, componendo ogni singola inquadratura, scegliendo ogni singolo volto, fissando i dialoghi dei personaggi, tracciando ogni loro percorso. Ho scritto di me e di ciò che mi è accaduto in questi ultimi mesi. Più che un’autobiografia in senso stretto, é un racconto di luoghi e di sapori perduti, come i tonnarelli cacio e pepe cucinati da mia nonna. La mia é stata una ricerca. Una ricerca c’è sempre, un cercare qualcosa, un trovare se stesso. Non si può essere sempre qualcun altro. Bisogna avere un ruolo proprio. Le maschere fanno parte di un modo di essere, che io rifiuto. Io sono solo me stesso. Amici, vi saluto con un ciao perché la vespa costa troppo!
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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14 settembre 2010
Luna nera di fronte al teatro Manfredi
Lì, di fronte al teatro.
Sorride il ragazzo, senza stringermi la mano. “Perché non ti dai pace?”
Mi asciugo le lacrime dagli occhi.
Pace, pace, queste parole mi girano in testa.
Guardo lontano.
Sì, c’è il dolore, cose del mio passato che non voglio affrontare.
Sì, ci sono cose del futuro che probabilmente mi faranno piangere.
In lontananza scorgo una piccola luce brillare rossa in una distesa di macchine intrigate.
E’ troppo lontana perché possa vederla bene, ma mi concentro e lentamente, molto lentamente, qualcosa di quella luce, qualcosa delle parole del giovane maschio cominciano a infondermi calma.
Chiudo gli occhi e mi appoggio a uno schienale immaginario.
“Cosa stai pensando?” domanda il giovanotto. “Perché quel sorriso?”.
Non rispondo.
Scuoto la testa e mi aggrappo all’immagine del piccolo fuoco in lontananza, al suono delle parole del ragazzo ripetute all’infinito, all’inizio di qualcosa che assomiglia alla pace.
Sorrido perché ora so di aver ragione.
Posso permettermelo.
Posso darmi pace.
Alzo gli occhi. La luna é nera.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
| inviato da mariopulimanti il 14/9/2010 alle 13:9 | |
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14 settembre 2010
Verso il baratro
Il mio cervello impiega qualche istante a registrare forme e colori, e quando lo faccio mi manca il respiro.
Comincio ad ansimare, emettendo respiri superficiali e faticosi.
Una buona cosa quando non hai molto per cui vivere é che smetti di prendertela a cuore.
Non mi sono trasformato nell'arcangelo Gabriele.
Dico sul serio.
Ho
svilippato facilmente la capacità di recupero di fronte a tutto ciò che
nel mondo é male e alla fine mi é diventato naturale come aprire gli
occhi il mattino o sbadigliare quando sono stanco. Sorrido perché ora so
di avere ragione.
Posso permettermelo.
L'idea
mi fa gelare il sangue nelle vene, perciò tutte le volte che posso mi
giro dall'altra parte e mi sforzo il più possibile di non pensarci.
A meno che non sia un qualcuno, ma un qualcosa.
Qualcosa di non umano.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
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7 settembre 2010
Ostia mafiosa
Da anni ormai Ostia è al centro di diversi episodi di criminalità, dal riciclaggio all’usura, dal traffico di droga al racket delle estorsioni, dalla prostituzione al lavoro nero. Insomma, tutti segnali che fanno pensare alla presenza della criminalità organizzata in questo territorio.
Negli anni Ottanta dettava legge, nel territorio ostiense, Nicolino Selis appartenente alla Banda della Magliana, con l’inizio della parabola discendente di quest’ultima, Ostia è diventata territorio di conquista per mafia, ‘ndrangheta e camorra.
Gli anni novanta registrano l’affermazione dei Cuntrera, dei Triassi, e soprattutto degli uomini di “don” Carmine Fasciani. Proprio quest’ultimo diventa progressivamente il padrino incontrastato del litorale romano, controllando il narcotraffico, l’usura e il racket.
Una storia lunga quella di Carmine Fasciani, in passato legato alla Banda della Magliana, che dalla provincia aquilana lo porta a Ostia per avviare una serie di attività imprenditoriali: esercizi commerciali, sale giochi, locali notturni.
Tra questi il Rondò Club all’Infernetto, una discoteca trasgressiva” connessa con i casinò di Montecarlo nonché con altri night a luci rosse della capitale.
Il locale, un’insospettabile copertura per riciclare denaro sporco e per essere il luogo di incontro con i trafficanti, venne chiuso dopo mesi di appostamenti.
Nel 1999 i primi mandati d’arresto iniziano a colpire don Carmine ed altre persone del suo clan, l’accusa è associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
Nel corso di questa operazione, soprannominata “Black beach 2”, “don” Carmine riuscì a far perdere le sue tracce, mentre i carabinieri irrompevano nella sua villa all' Infernetto, scappando per i prati sfuggì alla cattura e si rifugiò all’estero.
Venne arrestato pochi mesi dopo in Germania: aveva con sé un miliardo di lire.
Dal 2001 ad oggi sono state diverse le inchieste, gli arresti, le condanne e i sequestri di beni che hanno colpito il clan di Fasciani.
Oramai divenuto una vera e propria «cupola» composta da boss della mala romana, strozzini insospettabili, impiegate incensurate e un ex collaboratore di giustizia che taglieggiava i commercianti di Ostia, Acilia, Eur e Pomezia.
Questo è emerso da un’inchiesta del 2003, nell’ambito della quale il procuratore antimafia Andrea De Gasperis ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 persone per usura, estorsione, lesioni personali e riciclaggio.
Tutte persone legate a “don” Carmine, già in carcere, familiari e soci in affari, come la moglie, il fratello Nazzareno e l' ex pentito Raffaele Esposito.
Anche dopo l’arresto del boss, infatti, il traffico internazionale di stupefacenti era controllato dal suo clan, a gestire il tutto era la moglie Silvia Bartoli, finita anche lei in manette nel dicembre 2009 insieme ad altre 35 persone tra l’Italia e la Spagna.
Tra gli arrestati anche Alberto Piccari, ex militante dell'organizzazione terroristica di estrema destra Nar.
L’ultima operazione, in ordine di tempo, che ha colpito il clan di Fasciani, è stata portata a termine il 9 marzo dai Carabinieri di Ostia, su ordine del Tribunale di Roma, a seguito di richiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Roma.
Si tratta di un sequestro di beni per una decina di milioni di euro ad affiliati e prestanomi vicini al boss Carmine Fasciani.
L'operazione, secondo gli inquirenti, è un duro colpo al patrimonio dell'organizzazione, accumulato grazie ad anni di attività illecite, consistente in 9 tra appartamenti e ville, un supermercato, una lavanderia, pizzerie, box auto, quote di società che gestiscono un’autofficina e due ristoranti e varie autovetture.
Due degli appartamenti posti sotto sequestro si trovano a Capistrello, in provincia dell’Aquila, paese di origine del boss. Inoltre, è emerso anche il coinvolgimento di “don” Carmine, nel grande scandalo di questi ultimi giorni, ovvero la truffa Fastweb e Telecom Sparkle, per via dei contatti con il faccendiere Gennaro Mokbel.
Questi, il cervello della maxi truffa, secondo gli inquirenti si sarebbe rivolto al boss per avere il via libera per condurre una campagna elettorale su Ostia, territorio controllato da Fasciani e dal suo clan.
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7 agosto 2010
Finanziamenti al cinema italiano
Berlusconi
ha inserito il disegno di legge sui finanziamenti al cinema fra le
grandi riforme del suo governo: “Favorirà l’intervento dei privati nel
cinema e di conseguenza la libertà della cultura”, ha spiegato. Le
agevolazioni per il cinema risalgono in Italia al 1965, e furono
istituite per dare un sostegno agli esordienti di talento coprendo il
90% delle spese sostenute per girare: se poi il film funzionava bene al
botteghino questi soldi dovevano essere restituiti. All’inizio
potevano essere finanziate ogni anno fino a un massimo di 20 opere
prime, ma nel ’94 autori e produttori ottennero che fosse allargato il
finanziamento anche a film che, secondo una commissione di esperti
nominata dal ministero, presentassero un interesse culturale nazionale.
Senza limiti numerici. Tra il ’94 e il 2006, ad esempio, lo Stato ha
destinato ben 817 milioni di euro a 544 film; solo 25 di essi sono
riusciti a recuperare in toto i soldi ricevuti. Un meccanismo infernale
che vide premiare non solo opere di scarso interesse e di nessun
successo al botteghino, ma soprattutto pellicole - in media una su tre -
che spesso nemmeno arrivavano nelle sale. Il problema è che dietro a
questi film che non escono, ci sono altrettante società costituite
appositamente per realizzarli e che falliscono alla fine delle
riprese». In sostanza, per dirla con Woody Allen, "prendi i soldi e
scappa". Qualcosa è cambiato nel 2007, grazie a una norma introdotta
nella Finanziaria da Gabriella Carlucci e Willer Bordon, che ha
introdotto regole fiscali che agevolano i produttori che trovano i soldi
sul mercato destinando i finanziamenti diretti ai debuttanti. Forse a
causa dell’imperversare dei tagli, nelle scorse settimane, pur dopo i
positivi risultati della produzione nazionale nell’annata 2009-2010, da
attori e registi anche affermati (per tutti Margherita Buy) è stato
lanciato l’allarme: il settore è totalmente bloccato, non si avvia
nessuna nuova produzione. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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